16 giu 2009 - Mentre la fusione tra
Ticketmaster e
Live Nation è al vaglio delle autorità che tutelano la concorrenza, il colosso multinazionale della musica dal vivo è chiamato a difendersi in tribunale dall’accusa di controllo monopolistico del mercato. A citare in giudizio la
corporation guidata da Michael Rapino è il promoter del Maryland Seth Hurwitz, cotitolare delle società It's My Party (I.M.P.) e It's My Amphitheatre (I.M.A.) che gestiscono diversi impianti e sale da concerto nelle aree di Washington e Baltimora (tra cui il Merriweather Post Pavilion, capienza di 19.300 persone). Secondo Hurwitz
Live Nation esercita oggi un monopolio di fatto su 19 dei 25 più importanti mercati statunitensi per la musica dal vivo, e usa la sua influenza per costringere i maggiori artisti a suonare soltanto negli anfiteatri, arene e club di cui è proprietario o gestore. Molti di questi, di conseguenza, avrebbero interrotto i loro rapporti con I.M.P. che si sente economicamente danneggiata: di qui la richiesta di un risarcimento danni di ammontare non specificato, del rimborso delle spese legali e di un provvedimento che inibisca a
Live Nation “di proseguire nelle sue pratiche illegali, anticoncorrenziali, predatorie ed esclusive”.
Hurvitz sostiene anche che, per non essere tagliato fuori completamente dal mercato, è stato costretto a pagare una percentuale dei suoi profitti al concorrente e, a proposito del
merger con
Ticketmaster, aggiunge che la società “sta cercando di estendere il suo impero al management di artisti, alla vendita da remoto di biglietti per concerti, alle licenze e alla vendita di merchandising e ad altri business accessori”. “C’è una enorme differenza”, conclude, “tra il convincere un artista a suonare nei tuoi locali grazie alla qualità del tuo lavoro e obbligarlo in forza del controllo che eserciti sul mercato a danno degli stessi artisti, dei promoter indipendenti e del pubblico che va ai concerti”. Nessun commento, per il momento, da parte di
Live Nation.
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