Bronfman (Warner) va ad abitare a Londra: più vicina la fusione con EMI?
05 giu 2009 - Edgar Bronfman Jr., amministratore delegato di Warner Music, lascerà prossimamente gli Stati Uniti per Londra, dove aveva già vissuto e lavorato in passato: lo ha confermato lui stesso al quotidiano Times, spiegando che la decisione è dettata da motivi familiari e in particolare dalla volontà sua e della moglie di assicurare ai quattro figli un’educazione completa e un’esperienza di vita “internazionale”. Bronfman continuerà a dirigere la Warner dividendosi tra gli uffici londinesi di Kensington e quelli ubicati a New York.
Tutto qui? I giornali inglesi credono di no, e interpretano la notizia come un ulteriore indizio di una probabile, futura fusione tra l’americana Warner Music e la britannica EMI. Il Telegraph, ad esempio, sostiene che le due major non hanno altra possibilità di sopravvivere ed essere competitive sul mercato. “Questa volta”, scrive la giornalista Amanda Edwards , “è improbabile che le autorità antitrust creino un problema, e la forza crescente di Internet significa che le case discografiche debbono associarsi per farvi fronte. Se è vero che in una certa misura l’industria musicale oggi lavora di concerto, la presenza di un altro grande player sul mercato risponderebbe a una necessità nel momento in cui in molti si interrogano sulla possibilità di sopravvivenza delle etichette discografiche”.
Il Times invece si chiede che cosa spinga Bronfman a sottoporsi volontariamente a una tassazione che, per i contribuenti più ricchi, incide fino al 50 % sui redditi; e proprio nel momento in cui Guy Hands di Terra Firma (proprietaria di EMI) ha deciso di trasferire la sua residenza nel paradiso fiscale di Guernsey per protesta contro il fisco.
TAGS: Amanda, Bronfman, Edgar, Edwards, EMI, Firma, Guy, Hands, industria musicale, Jr., Music, Telegraph, Terra, Times, Warner
Tutto qui? I giornali inglesi credono di no, e interpretano la notizia come un ulteriore indizio di una probabile, futura fusione tra l’americana Warner Music e la britannica EMI. Il Telegraph, ad esempio, sostiene che le due major non hanno altra possibilità di sopravvivere ed essere competitive sul mercato. “Questa volta”, scrive la giornalista Amanda Edwards , “è improbabile che le autorità antitrust creino un problema, e la forza crescente di Internet significa che le case discografiche debbono associarsi per farvi fronte. Se è vero che in una certa misura l’industria musicale oggi lavora di concerto, la presenza di un altro grande player sul mercato risponderebbe a una necessità nel momento in cui in molti si interrogano sulla possibilità di sopravvivenza delle etichette discografiche”.
Il Times invece si chiede che cosa spinga Bronfman a sottoporsi volontariamente a una tassazione che, per i contribuenti più ricchi, incide fino al 50 % sui redditi; e proprio nel momento in cui Guy Hands di Terra Firma (proprietaria di EMI) ha deciso di trasferire la sua residenza nel paradiso fiscale di Guernsey per protesta contro il fisco.
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