Usa, calo di introiti per autori e editori: 'Il digitale non basta ancora'




15 apr 2009 - Il maggiore utilizzo di canzoni nei videogiochi, sui servizi di Internet streaming e su nuovi “social network” di testi e karaoke come Tunewiki non basta a compensare autori ed editori musicali dei mancati introiti subìti in conseguenza del crollo del mercato discografico tradizionale. Lo confermano le somme raccolte nel 2008 dalla Harry Fox Agency, l’agenzia di collecting statunitense che rappresenta oltre 37 mila operatori del settore e un repertorio di quasi 2,3 milioni di brani musicali: le royalty incassate l’anno scorso, 307,1 milioni di dollari, denotano una flessione del 22 % rispetto al 2007 a dispetto di un netto incremento, + 62 %, delle licenze di riproduzione fonomeccanica (cioè di musica registrata) rilasciate nel corso dei dodici mesi, 2,44 milioni in totale. Di queste, oltre 530 mila riguardano i download digitali di singoli e album, + 47%: “Una crescita sempre sostenuta, ma comunque rallentata”, ha spiegato il presidente e ceo dell’organizzazione Gary Churgin. “Di conseguenza non ci aspettiamo che gli introiti digitali compensino a breve termine le perdite connesse alle vendite dei cd”. “Nel 2007”, ha aggiunto Churgin, “il declino del mercato aveva subìto un rallentamento; ma nel 2008, con l’intero sistema economico in sofferenza, nel settore musicale gli effetti negativi hanno subito un’accelerazione. Le continue chiusure di negozi e la riduzione progressiva degli spazi destinati alla vendita di prodotti musicali si rifletteranno sul mercato delle licenze fonomeccaniche (e cioè sulle finanze di autori ed editori) anche durante il 2009”.


TAGS: Agency, Churgin, Fox, Gary, Harry, industria musicale, Tunewiki

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