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 TRACK LIST
1. Notti senza cuore
2. Ragazzo dell'Europa
3. Contaminata
4. Amandoti
5. Profumo
6. I maschi
7. Aria
8. Una luce
9. California
10. Latin lover
11. Meravigliosa creatura
12. Amore cannibale
13. Oh marinaio

Gianna Nannini
Perle
recensione di Ivano Zeno (Dirondero)

la copertina di
Perle Aveva già provato a spiazzarci nel 2001 con Aria, un album che apriva le porte all’universo elettronico con tutto il suo fascino, con tutti i suoi “rischi”. E, in effetti, Gianna Nannini non si sbagliava: il suo pubblico (e non solo) si è scisso in due diverse e opposte correnti di pensiero. Adesso, però, era giunto il momento di dedicarsi al recupero delle sue imprese musicali, quelle che hanno impreziosito una carriera lunga un quarto di secolo. Gianna ha sentito la necessità di collezionare le sue più intime Perle, trovando, tuttavia, il modo per sorprendere nuovamente il suo zoccolo duro: a sostenere il peso delle sue canzoni sono stati due pianoforti e un quartetto d’archi. Momentaneo abbandono del genere? Macché, Perle è a tutti gli effetti un disco rock. Diverso nelle intenzioni, più crudo nell’interpretazione, ma pur sempre un capitolo rock.
Diciamo pure che l’artista senese ha voluto farsi un romantico regalo: realizzare un lavoro senza compromessi, capace di avvicinare le sue mani al piano e la sua incredibile voce agli animi della gente. Si, perchè in quest’album Gianna canta. Canta eccome! Ogni brano viene spogliato dolcemente, affidato a poche, essenziali note, e avvolto da un canto che sembra sconfinare dagli spartiti, fino a toccare le più alte vette della dolcezza e della rabbia, della saviezza e della passione. A incrementare il “peso specifico” dell’opera, anche un’accurata scelta dei titoli che, alla conta finale, saranno tredici, compreso l’inedito Amandoti.
La prima pietra preziosa è Notti senza cuore, tratta dall’album Cuore del 1998. Il brano sembra avere “l’incarico” d’introdurre l’ascoltatore nella nuova atmosfera di Perle, mostrando già una solida e spoglia identità sonora, senza comunque rinunciare a un ovattato apporto ritmico elettronico. Ma è solo l’inizio. Gianna Nannini non si fa attendere più di tanto e già alla terza traccia ci regala una versione di Contaminata (Bomboloni, 1996) senza precedenti, dove archi dall’accento mediorentale fanno da testimoni a un’interpretazione da affissione. Anche Amandoti, brano dei CCCP del 1990, trova il giusto spazio per una meritata celebrazione. L’interprete toscana distende parole e note sull’ossatura di un tango, cercando nelle proprie corde amare rievocazioni d’amore. Qualcuno starà pensando, di certo, se qualche rivisitazione qui presente eguaglia o, addirittura, supera la versione originale. Ebbene, la nuova istantanea di California sembra essere proprio una di queste. Appoggiata nelle prime strofe su pochi, sussurrati tasti di pianoforte, si riversa con vigore e amarezza in un ritornello rock vibrante, quasi inedito rispetto alla versione del 1979.
Insomma, Perle è un altro colpo riuscito della nostra amata cantante. Meriti che, senz’altro, vanno condivisi con Christian Lohr, collaboratore e illuminazione perpetua nella mente di Gianna. Infine, un altro legittimo inchino va all’ensemble Solis string quartet, capace di accarezzare, ridisegnare e rispettare una pagina importante della canzone italiana.
Meravigliosa creatura

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