Riccardo Bertoncelli (con C. Rizzi e F. Zanetti)
(Giunti, 287 pagine, 19,50 €)
1965-1966 - LA NASCITA DEL NUOVO ROCK
(Giunti, 287 pagine, 19,50 €)
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Ecco il prequel a "Sgt. Pepper - La vera storia" e a "1969", i due volumi precedenti che Riccardo Bertoncelli e Giunti hanno dedicato agli "anni d'oro del rock": con un impianto collaudato - cronologia sintetica, saggi dedicati ai principali protagonisti/eventi musicali del periodo, schede sui dischi più rappresentativi degli "altri" - e le garanzie offerte da una squadra rodatissima (Bertoncelli si avvale dei contributi specialistici del collaboratore storico Cesare Rizzi e del direttore di Rockol Franco Zanetti), "1965-1966" farà gola a chi ama le storie e la Storia del rock perché racconta di anni davvero speciali e gloriosi agli albori della rivoluzione culturale giovanile (cui viene scelto come preludio la profetica "A change is gonna come" di Sam Cooke). Tanto che nelle sue 287, forzatamente sintetiche pagine, gli autori devono fare miracoli per acchiappare per la coda i frenetici, tumultuosi avvenimenti di un periodo febbrile, agitato, dove un mese sembra un anno o più per come le cose mutano, cambiano forma, stile, linguaggio e significato.
Beatles e Dylan sono naturalmente al centro della scena, fotografati in un momento chiave delle rispettive parabole artistiche: il passaggio alla maturità per i Fab Four (dagli sbarazzini film avant-pop di Richard Lester ai formidabili "Rubber soul" e "Revolver"), l'abiura del folk di protesta in favore dell'elettrificazione e della poesia visionaria per il bardo di Duluth ("Bringing it all back home", "Highway 61 Revisited" e "Blonde on Blonde", Newport e la scomparsa dalle scene dopo l'incidente motociclistico). Il resto è un resoconto teso, a volte asciutto altre pittoresco, di intrepide avventure spesso avvolte nella leggenda, sulle due coste degli Stati Uniti e dall'altra parte dell'Atlantico. I Byrds e i Beach Boys, i primi semi dell'estate dell'amore a San Francisco e le prime geniali follie di Frank Zappa, i Velvet Underground pilotati da Andy Warhol e il radicalismo dei Fugs, gli Who e gli Stones. Ma anche il jazz rivoluzionario di John Coltrane, la cui "ferocia velocità precisione invenzione" ne fanno un eroe imprescindibile di quegli anni, e i dimenticati "one hit wonder" del garage rock americano, progenitori dei punk rockers anni Settanta.
I lettori più smaliziati e già addentro alle vicende rock apprezzeranno soprattutto le pagine dedicate alla provincia dell'impero, con i preziosi souvenir dall'unico tour italiano dei Beatles (peccato però il "misprint" ripetuto del nome dell'impresario Leo Wachter..), il Dylan tiepidamente accolto e un po' frainteso dalle riviste teen e dagli artisti nostrani e una bella appendice dedicata al beat, anzi bitt, italiano. E poi le minuzie (i segreti delle copertine di "Bringing it all back home" e del "banana album" dei Velvet, i dietro le quinte della famigerata "butcher cover" beatlesiana), le memorabilia (impagabili le locandine che presentano i Nomadi alternativamente come "i Beatles italiani" e "i Rolling Stones italiani") e il ripescaggio di storici contributi firmati Phil Ochs, Greil Marcus e Ralph J. Gleason, Richard Honigman e Richard Barnes (in diretta rispettivamente da un "acid test" a Frisco e da un concerto degli Who al Railway Hotel di Londra), Jerry Hopkins e Richard Goldstein (in occasione della prima apparizione newyorkese di Zappa con le Mothers of Invention).
In attesa dell'avvento di Jimi Hendrix e delle prossime puntate: a cui rimanda programmaticamente il "continua...." in ultima pagina.
(am)
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