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“Eh, ma il libro di Fabri Fibra è superficiale, tratta temi a caso, non segue un filo logico, usa sempre gli stessi termini, ha concetti aleatori, non arriva al punto, non affronta il problema...”
Ciao Fabri. Non ci conosciamo di persona: io sono “il giornalista di turno”. E ho riportato qui quello che tu scrivi nel tuo libro a pagina 187, per farti vedere - e per far capire ai frequentatori di Rockol - che il tuo libro l’ho letto. E ti voglio raccontare cosa mi è successo col tuo libro.
La Rizzoli me l’ha mandato nella stessa scatola in cui c’erano altri due libri. Uno è la storia della vita di Michael Jackson scritta dal fratello Jermaine. L’altro è il libro fotografico confezionato dalla vedova di George Harrison. Ieri, cioè il giorno prima di scrivere questa recensione, ho messo i tre libri nello zaino per portarli in redazione. In metropolitana ho aperto il tuo libro, “Dietrologia”, e ho cominciato a sfogliarlo. Pensavo di dargli un’occhiata veloce e poi di darlo da recensire a qualcuno dei nostri collaboratori, magari qualcuno che ascolti il rap più di me, che ho cinquantotto anni e sono un po’ come quel tassista di cui scrivi a pagina 242 - “ascolto un’altra musica”.
E invece è successa una cosa che non mi aspettavo. Mi sono appassionato, leggendoti. E arrivato in ufficio ero già a pagina 102 (il viaggio sui mezzi è lungo, e io leggo velocemente), e avevo già deciso che di questo libro avrei scritto io. Perché - magari la cosa ti secca anche un po’ - sono molto d’accordo con quasi tutte le cose che scrivi. Ma questo, in realtà, importa relativamente: se il valore di un libro si misurasse in base a quanto i lettori ne condividono i contenuti, saremmo messi ancora peggio di quanto stiamo messi. Quello che mi piace, del tuo libro, è che tu sei molto convincente, e si capisce che quello che scrivi deriva dalla tua esperienza personale. E mentre leggevo il tuo libro (che ho finito di leggere ieri sera tardi) pensavo spesso che sarebbe stato bello ascoltarti fare quegli stessi ragionamenti a voce. Di’ alla Rizzoli che facciano l’audiolibro.
Voglio anche aggiungere che mi sono segnato alcune delle tue frasi secondo me più significative; una per tutte: “Per guadagnare dalla musica devi far guadagnare chi lavora nella musica”. Hai ragione. E mi fa piacere che lo scriva tu, perché quando lo dico io, ai ragazzi che ci provano a campare facendo musica, mi guardano storto e pensano che sia un vecchio stronzo venduto all’industria (sul “vecchio stronzo” hanno ragione, sul “venduto all’industria” no - purtroppo, altrimenti il mio direttore di banca sarebbe più contento). Poi secondo me hai ragione su tante altre cose, non solo sulle questioni della discografia e del giornalismo musicale (a proposito: ho letto la tua “intervista definitiva”, me la sono fatta mandare via mail da Paolo Madeddu). E il tuo punto di vista sulla società italiana, e sui giovani italiani, è lucidissimo, e ampiamente condivisibile. Insomma, non posso dire che sono sorpreso: perché che tu sei intelligente lo sapevo, l’avevo già capito da me e me l’hanno confermato alcune persone che conosciamo entrambi. Ma un conto è avere delle idee e un altro conto è saperle mettere sulla carta di un libro. Se mio figlio fosse un po’ più grande - ma non ha ancora compiuto due anni, è troppo presto... - gli darei da leggere il tuo libro. Però, essendo “il giornalista di turno”, posso almeno consigliare a tutti di leggerlo. Non è solo divertente: è anche istruttivo. Come, credo, i tuoi dischi. Ciao Fabri, alla prossima.
(Franco Zanetti)



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