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La premessa di questo romanzo è finzione. Ma di quella finzione che nella musica ha un posto nell'immaginario: un musicista dato per morto, che in realtà è ancora vivo e si è nascosto al mondo. "E nemmeno un rimpianto" non è dedicato né a Jim Morrison né a Elvis Presley, ma a Chet Baker che Roberto Cotroneo - scrittore, critico letterario e giornalista di lunga carriera - frequenta da tempi non sospetti.
Baker non si è suicidato nel 1988 ad Amsterdam dopo una vita a suonare la tromba, cantare standard con quella sua voce fragile e commovente, e a lottare con la droga. Si è ritirato nel Salento, dove aveva suonato spesso, e lì viene inseguito dal narratore e protagonista.
Cotroneo nelle pagine del libro mischia narrazione, storia della musica e considerazioni sulla musica. Anzi, ogni tanto si ha la sensazione che il romanzo sia una scusa per rendere più fruibile un saggio sulla poetica di questo grande del jazz. Se questo libro fosse un saggio, forse certe considerazioni - come quelle sulla voce di Frank Sinatra - sarebbero davvero opinabili. Ma all'interno della narrazione chiamano invece una sospensione del giudizio che attenua certe prese di posizione, giustificate dalle esigenze della storia.
Se amate Chet Baker, questo libro è da leggere. Se non lo conoscete, è un'ottima occasione per farlo: a patto, appunto, di ricordarsi che in queste pagine il confine tra realtà e finzione è davvero molto sottile.



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