Massimo Del Papa
(Meridiano Zero, 160 pagine, 10 euro)
LUCIO-AH. LE STAGIONI ITALIANE NELLA MUSICA DI LUCIO BATTISTI
(Meridiano Zero, 160 pagine, 10 euro)
“Un altro libro su Lucio Battisti?” s’interroga, astutamente, l’estensore del comunicato stampa che accompagna l’uscita di questo libro. E così mi prende in contropiede, perché sì, certo, è quello che ho pensato ricevendo l’annuncio della pubblicazione.
Del resto lo so bene, e per esperienza diretta: gli editori accettano più volentieri le proposte di libri su personaggi che già hanno dimostrato di saper “muovere le vendite”. Un altro libro su Fabrizio De André? Un altro libro su Luigi Tenco? Eh, già. Ma anche se non sono morti, ci sono altri personaggi che “funzionano”: un altro libro su Vasco Rossi? eh, già.
Non mi scandalizzo certo, siamo uomini di mondo. Certo però che è importante, o almeno apprezzabile, che da parte dell’autore ci sia lo sforzo di pensare a un taglio diverso, a un approccio inedito, e insomma a una maniera originale di trattare un argomento già troppe volte affrontato.
Del Papa ci prova, va detto, e ci riesce.
Lo fa - come descrive il sottotitolo - raccontando “Le stagioni italiane nella musica di Lucio Battisti”, e firmando una sorta di biografia professionale di Battisti intrecciata inestricabilmente con la cronaca italiana degli anni in cui la vicenda artistica del musicista è nata, si è sviluppata e si è chiusa. L’autore ci mette del suo, come è logico e giusto (anzi, direi: com’è doveroso): di conseguenza, alcune delle sue affermazioni sono opinabili - io, per esempio, non condivido il suo severissimo giudizio sugli ultimi tre “dischi bianchi” (ma Del Papa è abbastanza onesto intellettualmente da segnalare che altri esegeti battistiani la pensano diversamente da lui senza per questo sminuirne il parere).
Quel che invece, ma più da cultore della canzonetta che da semplice lettore, mi disturba un po’ è proprio l’impianto del libro: perché personalmente trovo sempre un po’ forzate le contestualizzazioni storiche (lo sanno bene due autori ai quali ho fatto da editor proprio su libri battistiani, Renzo Stefanel e Enrico Casarini) e preferisco considerare la canzone - le canzoni - come dotate di vita propria e autonoma dalla quotidianità della cronaca. Ma capisco che è un mio punto di vista, e probabilmente chi la pensa diversamente da me ha più ragione di me, nel senso che è meno settario, meno talebano, meno integralista di me.
“Lucio-ah” (titolo azzeccato) si legge velocemente e piacevolmente; esibisce anche una copertina molto graziosa firmata da mpcinque - che, se ho capito bene frugando nel web, è una ragazza di Bologna che realizza grafiche di gran qualità - e costa il giusto. Che volete di più?
Franco Zanetti
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