TAGS: Antonio Oleari, Demetrio Stratos

Qualche mese fa avevo scritto una recensione molto positiva di un libro su “Senza orario, senza bandiera” dei New Trolls. Il libro era stata una bella sorpresa, e non ero stato avaro di complimenti per l’autore, Antonio Oleari, che ritrovo adesso a firmare questa biografia di Demetrio Stratos, pubblicata puntualmente in concomitanza con l’anniversario della morte del cantante degli Area, avvenuta 30 anni fa, a luglio (è questa recensione, ad arrivare con un certo ritardo).
Oleari sostanzialmente mantiene le promesse: ricerca storica puntuale, ampia consultazione delle fonti, interviste con i testimoni del tempo. E conferma una (spero giovanile) propensione all’agiografia: vabbé che dei morti non si parla male, ma a volte sembra che questo sia un santino di Demetrio, giacché le cadute nell’agiografia sono numerose. Ciò detto, il libro è ben fatto, interessante, completo e di piacevole lettura.
Concludevo la recensione dell’altro libro di Oleari con queste parole: “Rinnovo i complimenti a Antonio Oleari, e lo aspetto, con la matita rossa e blu sguainata, alla seconda prova”. E infatti la gentile signorina che mi ha inviato il libro chiudeva la sua lettera di accompagnamento così: “La matita rossa e blu, spero sia ben temperata oltre che sguainata”.
Ecco, dunque, cosa ha segnato in blu la mia matita:
a pagina 29: “...la mitica Radio Luxembourg, che da una nave in mezzo all’oceano spara onde medie di musica vergine”. Be’, no: quella era semmai Radio Caroline, che peraltro nemmeno trasmetteva da “in mezzo all’oceano”, ma da quattro miglia dalla costa britannica sudorientale (mare del Nord) nel caso di Radio Caroline South, o a quattro miglia dall’isola di Man, cioè dal Mar d’Irlanda, nel caso di Radio Caroline North. Radio Luxembourg trasmetteva, banalmente, dal Lussemburgo. a pagina 161: “Io c’è l’ho col politico, di qualcunque tendenza”. La citazione è tratta da un’intervista reperita in Rete, ma è frutto di una sbobinatura. Quindi, non si può nemmeno invocare la distrazione del copia-incolla per quel “c’è l’ho” che è un errore di grammatica da sottolineare tre volte con la matita blu (si scrive “ce l’ho”). A pagina 191 c’è un “decade” usato nel senso di decennio (un inglesismo purtroppo invalso nell’uso, che siamo rimasti solo Riccardo Bertoncelli e io ad aborrire). Questi gli errori rossi e blu, dunque. Ma Oleari stavolta commette anche un’ingenua, però grave scorrettezza. In un libro in cui la citazione delle fonti è costante e metodica, infila queste frasi: Uscito nell'aprile del 1972 (in copertina Demetrio con in braccio la piccola Anastasia), è una pezzo molto efficace, con una buona orchestrazione sorretta da una melodia non banale. Un bambino chiede alla mamma di tornare perché il proprio padre senza di lei non ce la fa, non si sa se la mamma sia morta o se ne sia andata per altri motivi, in ogni caso la voce di Demetrio non si smentisce, riesce a dare poesia vocale anche alle parole più semplici. Lo dimostra altrettanto bene il retro, Since you’ve benn gone, che non ha nulla a che fare con l'omonima canzone dei Four Tops e di Aretha Franklin (e chissà di quanti altri ancora) scritta da Massimo Salerno e da Harold Stott (il Lally Stott Marchelle, ex Motowns). Daddy’s dream piace molto a Mina che ne interpreta una versione in italiano con testo di Bruno Lauzi, L'ABITUDINE. Confrontatele con quelle che seguono: Uscito nell'aprile del 1972, DADDY'S DREAM è una pezzo molto efficace, con una buona orchestrazione sorretta da una melodia non banale. Un bambino chiede alla mamma di tornare perchè il proprio padre senza di lei non ce la fa. Non si sa se la mamma è morta (è la primavera '72, siamo appena usciti dal tunnel "MAMY BLUE" ) o se se ne sia andata per altri motivi. Comunque l'idea del bambino che intercede per il padre è carina. E' un tentativo di lanciare Demetrio Stratos, ex Ribelli e fra poco (da qui ad un anno) leader degli Area come cantante pop commerciale, ma di buona fattura. Lo dimostra anche il retro, SINCE YOU'VE BEEN GONE, che non ha nulla a che fare con l'omonima canzone dei Four Tops e di Aretha Franklin (e chissà di quanti altri ancora). E' scritta da Massimo Salerno e da Harold Stott. Che poi è Lally Stott Marchelle, ex Motowns, di cui ci siamo occupati poco tempo fa e di cui ci occuperemo ancora. DADDY'S DREAM piace molto a Mina che ne interpreta una versione in italiano con testo di Bruno Lauzi, L'ABITUDINE. Queste frasi sono un post pubblicato il 3 giugno 2007 dal blog pensieri_p”33”. Il libro che qui recensisco è del 2009. Un copia-incolla pigro e sfacciato, soprattutto perché la fonte non solo non è citata a piè di pagina, ma nemmeno nei ringraziamenti o in bibliografia. E questo, giovane Antonio, non è bello. Non farlo più...
(FZ)



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