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Antonella Ruggiero
Di sicuro è un’artista che chiede silenzio e poche parole. Soltanto quelle necessarie a raccontare le scelte alla base di una proposta musicale che con il passare degli anni acquista sempre più spessore e originalità. Dopo aver dedicato il suo primo album alla ricerca di una nuova identità musicale (“Libera”), aver rivisitato il passato dei Matia Bazar a modo suo (“Registrazioni moderne”) e confezionato un gradito ritorno al pop più ortodosso (“Sospesa”), con “Luna crescente” Antonella Ruggiero si sofferma a riscoprire e raccontare l’aspetto devozionale e trascendente della musica, mettendo la sua voce al servizio di 13 composizioni che comprendono brani di musica classica, sacra e composizioni più laiche e trasversali, oltre ad un paio di inediti. Ecco come Antonella ha raccontato a Rockol il suo nuovo lavoro...
Anzitutto vorrei che mi raccontassi qualcosa su questo progetto, molto particolare...
Il progetto “Luna crescente” è nato dalla collaborazione iniziata l’anno scorso con gli Arké, un quartetto d’archi straordinario a cui si sono aggiunte le percussioni di Ivan Ciccarelli come una ciliegina sulla torta. L’idea era quella di proporre una serie di brani particolari che vanno dal sacro al classico passando attraverso nuove composizioni come i due inediti che adesso sono presenti sull’album. Tutti i brani sono avvolti da una atmosfera che credo si avvicini alla sfera del magico.
Facciamo un passo indietro: prima di iniziare a lavorare con il quartetto Arké, nel 1999, avevi partecipato al Festival di Sanremo e pubblicato un album ‘pop’, “Sospesa”: è stato in occasione di quei concerti che hai conosciuto gli Arké oppure è una collaborazione nata ad hoc?
Sono stata io in realtà ad entrare nel loro mondo musicale, che è quello classico; devo dire che l’esperienza fatta mi ha fatto capire che è un mondo che mi piace molto. Mi piace prima di tutto cantare con un sottofondo non elettrico ma assolutamente acustico, e in questo senso gli archi sono molto simili alla voce umana, per cui ci fondiamo molto bene l’uno con l’altro. E’ un’esperienza per me nuova e rassicurante; so che grazie a questo posso fare un repertorio che non è pop e andare indietro nel tempo alla ricerca di brani straordinari. Sto trovando dei tesori nascosti nella musica passata che soltanto pochi appassionati conoscono, e portarli alla luce è una cosa che mi piace tantissimo, specialmente quando ho a che fare con opere di donne, che ovviamente nei secoli scorsi erano considerate meno di niente. Per cui l’attenzione è rivolta a piccole e grandi opere d’arte, soprattutto sconosciute.
Nel nuovo lavoro hai inserito due brani che erano già presenti sul tuo primo album da solista, “Libera”, del 1996: si tratta di “Canto dell’amore” e “Corale cantico”. Come mai?
Perché quello di “Libera” è stato per me un grande periodo di ricerca di un certo tipo; una ricerca che continua e continuerà sempre. Da lì è iniziato il mio nuovo percorso, che è quello che oggi approda in un album come “Luna crescente”. Sono stata in India per sette anni, ogni anno, e ogni volta trovavo quello che cercavo; atmosfere, persone, luoghi impregnati di una spiritualità molto legata alla natura. E’ stata una bellissima esperienza che mi ha portata molto vicina a quelle che sono le ricerche metafisiche o comunque spirituali. Perciò ho voluto tenere quei due brani, che sono forse i più vicini a questo ultimo lavoro...
Sarà contento il tuo produttore Roberto Colombo (ex-produttore dei Matia Bazar, considerato una sorta di deus ex-machina dell’electropop) di sapere che vuoi lavorare solo con strumenti acustici, adesso...
(ride)... in realtà in testa abbiamo una marea di cose, ma lui è il primo ad essere felice di vedermi dentro questa formazione, anzi l’ha voluta, ha spinto tantissimo per questo. Lui è stato il primo a dire che io con loro avrei potuto fare cose straordinarie, e siamo arrivati insieme a concepire questo lavoro. D’altra parte tutto è andato molto bene sin dalla prima serata in cui abbiamo proposto questo spettacolo, quindi le conferme ci sono state da subito. Poi i ragazzi del quartetto sono dei geni, non sono il tipico quartetto preso in prestito da un’orchestra che ha solo il compito di accompagnarti. Sono speciali, con una testa molto simile alla mia.
Anche dal punto di vista compositivo mi sembrano straordinari: “Occhi di bambino”, una delle più belle canzoni di “Luna crescente”, è stata scritta da te con Carlo Cantini, il primo violino del quartetto...
Hai ragione... lui aveva fatto queste musiche e io subito ho avuto l’idea delle parole, che da diverso tempo mi giravano in testa vedendo tutto quello che si vede in giro. I bambini non si meritano quello che vedono e che vivono, in certi luoghi, o anche qui da noi, magari per colpa di genitori un po’ assenti o impegnati in altre faccende da adulti. Sono persone straordinarie, che hanno bisogno di tutta la nostra dedizione e di tutto il nostro appoggio positivo.
Cosa hai scoperto di te e della tua voce facendo questo disco e questo giro di concerti?
Ad esempio che alla fine dei concerti che mi sento molto leggera e riposata... non che mi stanchi con il pop, per carità, ma avendo a che fare con dei suoni elettrici sono costretta a spingere di più. Qui è come se facessi un lavoro artigianale, da miniaturista, andando a cercare nel piccolo, nei dettagli, per rendere la cosa più bella. Ecco, mi sento proprio come un artigiano della musica, non altro. E’ una sensazione speciale, che non avevo mai provato prima proprio perché è questo tipo di suono che ti porta a cantare in un certo modo. Tutto è più rarefatto, la voce è sospesa nei vuoti, le riprese in sintonia con gli archi sono eccitanti... è un’esperienza bellissima.
Quanto coglie nel segno chi definisce questo un disco di musica sacra?
Non posso dire che sia un disco prettamente di musica sacra, ovviamente, perché ci sono anche brani come “Aria sulla IV corda” e “Flow my tears” di John Dowland che non sono per niente sacri, anche se hanno una dimensione “magica” che li rende adatti al disco. Però non è un album di musica sacra, o meglio lo è e non lo è. Sicuramente i suoni lo sono, così come lo è la voce.
Credo che un altro elemento comune alle composizioni sia l’armonia che mettono in mostra... un armonia che nel caso della musica sacra diventa quasi un obiettivo da evocare, da raffigurare...
Certo... e poi sono anche dell’idea che vadano considerate musiche sacre quelle dedicate alla natura, come le musiche dei Nativi d’America, perché per me la natura è la prima cosa a poter essere definita sacra. L’essere umano assiste a dei miracoli quotidiani ma non se ne accorge, perché facciamo di tutto per distruggere tutto. Io cerco di intravedere il sacro anche là dove è tutto ricoperto di altre cose che di sacro hanno ben poco...
Alla presentazione del disco, dopo l’introduzione del parroco di San Bovio e prima della tua esibizione, hai fatto leggere un brano di Tagore: la mia impressione è che tu mandassi in quel momento un messaggio ben preciso, invitando chi era lì a guardare un po’ oltre il proprio credo e di considerare il concerto come dedicato alla sacralità in generale...
Esattamente. Io sono nata da una famiglia cattolica, e anche se non sono praticante ho un grande rispetto per quella fede. Però sono anche una persona che ama i tempi, di qualsiasi religione siano: lì mi trovo a mio agio, lì riesco a pregare, lì riesco a sentirmi bene. E non è importante la fede cui si riferiscono, è importante quello che significano e quanto favoriscano la ricerca e l’espressione della spiritualità. Mi trovo meno bene in quei giri religiosi in voga adesso, che si formano intorno a un giro di persone. Quelli più che legati alla religione sono delle specie di sette che non voglio assolutamente frequentare.
Una persona come te, con questo tipo di spiritualità trascendente, come vive l’accostamento tra la guerra e la religione che è cronaca dei nostri giorni?
Da subito e come tanti mi sono convinta che Dio e la religione non c’entrino niente con questa guerra. Sono un pretesto per far succedere qualsiasi cosa. Non è la prima volta che succede, nella storia, e continua purtroppo a succedere. Qui l’unico Dio di cui si parla è il Dio del denaro e del business, degli interessi personali. Non penso che Dio voglia distruzione e bombe a suo nome, lo trovo ridicolo e offensivo per chi ha un sentimento sincero.
Nel disco dai spazio a due composizioni tratte da Messe cattoliche extraeuropee, come il “Kyrie” della Missa Luba africana e il “Gloria” della Misa Criolla sudamericana... si ricollega al discorso che facevamo prima?
Sì. In territori così lontani dal nostri la tradizione liturgica cattolica è stata metabolizzata e riletta alla luce della cultura locale. Ho trovato queste composizioni molto vicine ad una world music ante litteram, e sono molto curiosa di proseguire la ricerca, per vedere dove mi porterà.
Quindi immagini il tuo prossimo disco ancora in questa dimensione?
No, penso che alternerò i vari progetti. Non sono uscita dall’ambito pop, anzi sono e rimango una cantante pop, anche se l’offerta che mi è stata fatta per ottobre 2002, di interpretare la “Medea” al Teatro della Fenice di Venezia, è una proposta che mi porterà ancora più dentro al mondo della musica classica. Per il resto ho un album di canzoni pop molto bello e quasi finito. Farò una cosa e l’altra, finché avrò collaboratori così e questa forza.
Il titolo “Luna crescente” da dove viene?
E’ un titolo propiziatorio, legato alla natura e alla luna che quando è crescente dà modo a molte persone di lavorare... i cicli della natura e del corpo sono legati alla luna.
Dopo un anno di concerti, ora che hai inciso l’album torni di nuovo a portarlo in giro?
Sì, abbiamo un calendario molto fitto di impegni per dicembre, gennaio e febbraio, per cui in realtà mi sembra di non essermi mai fermata...
Cosa preferisci fare quando non sei impegnata a fare dischi o a cantare in pubblico?
Una cosa semplice come rimanere a casa mia tra le mura domestiche, dove ho il mio piccolo laboratorio. Pensare a cosa fare, o non fare assolutamente niente, giocare con mio figlio, girare per i boschi, che fortunatamente da queste parti ci sono ancora (Antonella vive in campagna vicino Monza, ndr).
Che libro, o che libri stai leggendo?
Ne ho 4-5, al momento...
Cosa suggerisci di leggere, visto che ci si avvicina al Natale?
Qualsiasi cosa di Tagore, un autore da leggere assolutamente. C’è addirittura un suo libro, che ho scoperto dopo aver fatto questo disco, che si intitola proprio “La luna crescente” ed è dedicato ai bambini, scrivendo a suo figlio. Straordinario.
Che musica stai ascoltando?
Inutile dire che sto ascoltando molta musica antica. Ho dei cd molto belli registrati dai monaci dell’Abbazia di San’Antimo, registrati da loro in presa diretta durante le funzioni. E poi musica che viene da molto lontano. Sarei incuriosita dalla musica afghana, soprattutto femminile; adesso voglio darmi da fare per capire se si può trovare qualcosa...
(Luca Bernini)
(22 Nov 2001)
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