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Biagio Antonacci
Un nuovo album, semplice e solare come nei suoi migliori momenti. Biagio Antonacci si presenta così, con una positività di fondo che tradisce appena una grande insicurezza di fondo. Belle canzoni, tutte da cantare, per un artista che continua a mantenere inalterato un rapporto quasi confidenziale con i propri fans. MI FAI STARE BENE è il tuo disco nel quale sei stato più coinvolto... Sì. Sono il produttore, l'arrangiatore, ho avuto l'idea della copertina e ho cercato di avere le idee chiare anche per quanto riguardava la scelta dei musicisti. E' la seconda volta che produco un mio album, visto che l'avevo già fatto con IL MUCCHIO, ma lì lavoravo insieme a Fabio Coppini. Questa volta invece hai scelto di fare da solo.... Volevo verificare maggiormente il mio imput, il mio contributo. Ci sono delle cose che erano dentro di me da tanti anni e che io non avevo mai tirato fuori per tutta una serie di paure: paura di andare oltre, paura di non essere credibile.... Oggi penso di aver lavorato abbastanza bene e di avere la credibilità per rappresentare ancora di più quello che sono. E' da questa tranquillità che nasce il nuovo album... Esatto, ed è anche da qui che parte l'idea di un disco che sia il disco di Biagio, nel bene e nel male, a partire dalla copertina. Quando firmi un disco devi assumerti la responsabilità di tutto quello che ti verrà addosso, elogi e critiche... Senza rete, quindi.... Penso che oggi la musica sia interessante solo se ci sono istinto e forza di volontà, perché la musica non si può più inventarla, non si può più modificarla, girarci attorno. La gente ha tanto bisogno d'istinto e infatti le cose che funzionano sono quelle che privilegiano quell'aspetto. L'artista può considerarsi 'vero' solo se riesce a comunicarle al pubblico. Non a caso Sanremo rimane la non festa della musica italiana... Tu però ci sei stato... Io ci sono stato e se è per questo ho anche ottenuto quello che dovevo. Non voglio disprezzare il Festival, ma certo che mi sembra assurdo andare al Festival con un brano 'ad hoc' e vendere soltanto grazie a quello. Io voglio fare un disco vero. Poesie raccontate in musica. A proposito di poesie, questo album è nato dai testi.... Sì, proprio dalle poesie, da dei pensieri, che poi ho legato a melodie che avevo scritto. Scrivo molte melodie, poi le tengo lì, altrimenti le dimentico. In questo caso, però, sono partito da spunti di testi che poi ho affinato...e così mi sono accorto che queste poesie avevano un linguaggio molto immediato, sincero, non ricercato. Non mi sono permesso di modificarle perché pensavo che dovessero rimanere così come erano nati. Mi interessava investire invece molto tempo sull'aspetto musicale, e quindi sulla scelta dei musicisti, di ragazzi veramente giovani, come ad esempio i due musicisti degli Extrema che suonano sull'album. Insomma, c'è tutto un insieme di cose che si è riflesso nel disco: io l'ho chiamato MI FAI STARE BENE perché a me questo disco mi fa stare bene davvero. Non mi stancherei mai di ascoltarlo.... Sembri soddisfatto...! Sì, molto! C'è da dire che questo album è come un vestito che mi sta molto bene. Non è qualcosa che indosso perché va di moda, o perché è l'unico che ho. Questo è il vestito che mi sta veramente bene, quello che - quando ne provi diversi - ti fa pensare: "questo è il mio!". E' un disco che mi rappresenta alla perfezione: la copertina è così solare, il titolo non è eclatante ma è 'vero', perché io oggi concepisco la musica non più come un mestiere ma come una sintonia tra quello che tu sei nella vita e quello che fai come mestiere. E' una sintonia finalmente raggiunta o c'è sempre stata nella tua musica? Non so...magari ho registrato anche dei dischi facendo mediazioni, seguendo anche quello che dicevano gli altri. Poi non è detto che io abbia fatto male, magari in quel momento era la cosa giusta.... Forse ti mancava soltanto un po' di sicurezza...oppure eri convinto che gli altri ne sapessero comunque più di te? Forse entrambe le cose. Di sicuro, quando tu acquisti credibilità perché vendi i dischi, tutte le persone che ti stanno attorno hanno nei tuoi confronti più rispetto, perché la gente ha dimostrato, dandoti fiducia, di aver scelto per loro. Poi spesso è vero anche che l'artista se ne approfitta e fa delle cose pensando soltanto a sé e, a volte, andando anche oltre le sue possibilità, perché si sente onnipotente. Noi siamo viziati dalla gente e non è giusto.... Perché? Perché siamo trattati come persone differenti e non lo siamo; siamo come tanti altri, con i dubbi, le imperfezioni, le incertezze e un'ipersensibilità che ci predispone già di base all'infelicità. Questo siamo noi artisti....quindi siamo ancora più deboli degli altri, siamo delle persone normali che hanno la fortuna di riuscire a scrivere una canzone e arrivare a più persone. Se pensi di volerti elevare da questa posizione fai l'errore più grosso che tu possa fare, perché ti vai a mettere su un piedistallo fragile e stupido. Io penso di aver acquisito credibilità non tanto nei confronti degli altri, ma di me stesso. Vendere dischi mi ha dato una maggiore sicurezza nei confronti dei miei mezzi: ma nei confronti degli altri sono sempre Biagio di Rozzano, che è sempre lo stesso. Vuoi dire che il successo non ti ha cambiato per niente? Dài...! Il successo cambia perché ti da la possibilità di avere molte più possibilità dal punto di vista economico. Ti puoi permettere una macchina più bella, una casa più bella, ma moralmente o spiritualmente non ti cambia niente. Il danaro non ti porta ad un arricchimento, anzi, tende ad impoverirti. Quando l'uomo ha conosciuto il potere del danaro, ecco che si è abbassato il suo livello culturale. Cambiare, crescere 'dentro' vuol dire rafforzare la propria personalità e il proprio carattere, e accettare però di conseguenza tutti gli errori, perché non puoi continuare a dare la colpa agli altri. Io a volte mi carico anche di errori che non sono i miei proprio perché soltanto così sono certo di aver scelto io e di aver pagato di persona. C'è qualcuno tra i tuoi colleghi con cui parli di queste cose? Sì, certo. Sono amico di Ramazzotti, Carboni, Grignani. In particolare stimo proprio Gianluca, penso che sia una persona veramente unica, coraggiosa, ha saputo seguire la sua musica anche contro il mercato. Comunque loro sono le persone con cui parlo, gli amici nella musica che alla fine appartengono a me... MI FAI STARE BENE è un album con alcune canzoni 'perfette', che sembrano venire da un altro posto: ce n'è qualcuna che ha dato questa impressione anche a te? Forse "Quanto tempo e ancora" e "Iris": sono due brani ispirati, nati di getto in cinque, sei minuti, come era stato per "Se io se lei", o per "Se è vero che ci sei". Sono canzoni nate così, di getto, e questa è una cosa che si nota. Sono melodie che io inseguivo da tempo. "Iris" dà grande spazio alle parole ma anche una musica coordinata ed essenziale... queste due sono come quelle canzoni che restano nella storia per la loro piccolezza, grandi perché nascono dal niente... Hai detto di scrivere molte melodie: hai mai paura di scoprire, un giorno, di non esserne più capace? Certo, me lo sono immaginato un sacco di volte. Mi capita spesso di trovarmi fronte al niente, alla paura di non riuscire più a scrivere qualcosa, e questa cosa mi fa anche andare un po' in affanno, perché tutto quello che scrivo lo metto via proprio perché ho paura di non saperlo fare più. Mi piacerebbe lasciare un bel segno, come ha fatto Battisti: smettere quasi all'apice e lasciarsi dietro qualcosa di grande, senza bisogno di fare e rifare l'imitazione di te stesso. Magari diventi un artista d'elite ma il tuo ciclo è terminato, e quindi da lì in poi c'è solo la storia, fatta di belle canzoni che rimangono per sempre. Quindi il mio sogno è quello, però finché posso scrivere e lavorare voglio dare il massimo. A volte non vedo le cose con la serenità che ho adesso, vedo tutto nero e inizio a pensare a quando smetterò, a cosa succederà. Penso che in fondo io non so fare altro, mi ricordo le stesse cose di quando facevo il geometra... In realtà il futuro non sarà un problema: alla fine farò l'autore, il produttore, non lo so, però sai, tutti abbiamo dei momenti in cui non riusciamo a vedere oltre il nostro naso. Quando mi capita di trovarmi di fronte il nulla, spero che quel nulla sia comunque distante... un po' come quando in autostrada vedi le montagne all'orizzonte: ti sembrano vicine, ma in realtà stanno in fondo... Per ora mi sembra che ci sia il problema opposto, quello dell'abbondanza...sei uno dei pochi artisti che dopo cinque, sei album non abbia ancora fatto un disco dal vivo, una raccolta... Hai ragione. I miei sei album sono tutti dischi di studio, pieni di inediti. Ho questa grande ispirazione melodica che mi porta a scrivere tanto.... anche se mi piacerebbe fare un disco dal vivo. Fino ad adesso forse non era il momento giusto, mentre ora ho la band giusta e sono io il primo ad essere più convinto, per cui il mio prossimo album potrebbe essere un live anche se mi piacerebbe fare qualcosa di unplugged, perché mi affascina quella dimensione, l'idea di dare una veste acustica a dei pezzi nati in modo diverso. Magari facendo un lavoro dedicato alle canzoni d'amore, visto che ne ho scritte molte e che alcune sono rimaste 'chiuse' in album sconosciuti. D'altra parte già in MI FAI STARE BENE molti brani hanno una dimensione unplugged, fatta di chitarra, piano e basso. Nel disco si sentono diverse tue influenze musicali, che vanno dai Beatles a Bologna: e così MI FAI STARE BENE finisce per essere un album molto personale proprio perché non hai rinunciato a proporle, ma anzi le hai sottolineate.... Verissimo. Prima le nascondevo, adesso non voglio più farlo. Io musicalmente sono nato ascoltando Lucio Dalla, i Beatles, Luca Carboni quando è uscito.... mi piace potermi permettere di non dire "Questa canzone mi ricorda qualcosa quindi non la faccio". E perché no? "Adesso dormi", che ha un'atmosfera molto 'bolognese', è una canzone che ha sei anni, l'ho scritta nel periodo di "Se io se lei" e di "Alessandra". E' un Biagio differente dal Biagio di oggi, però mi piace. Ci ho messo sei anni a finirla, quasi ho scritto una riga ogni anno...! So di avere delle influenze, però alla fine questi sono la mia voce e il mio stile. Ormai credo di avere anche una certa originalità....passato il massacro del periodo in cui dicevano che assomigliavo a Sting, e che peraltro era anche vero! Lo è tuttora, anche se ormai sono Biagio e la gente mi riconosce e mi identifica per quello che sono. Cosa hai acquisito di bolognese vivendo a Bologna? Bologna mi ha dato una cosa che a me mancava nella periferia di Milano...il bar, che preso a giuste dosi è interessante. Non troppo, perché altrimenti poi rimani lì, ma l'idea di andare in un locale e incontrare sempre le stesse facce con cui fare quattro chiacchiere a me mancava, perché Milano è molto dispersiva, è una città in cui si cercano tutti...la periferia è pazzesca, o hai la tua compagnia che nasce in una cantina, oppure era difficile farsi un gruppo di amici in un'osteria, perché non c'era... Oggi ci sono i Navigli, ci si è organizzati meglio, Milano si è un po' adeguata all'idea di vivere in osteria, bersi una birra, ma dieci anni fa questa era una cosa che mi mancava. Così mi innamorai di Bologna.... l'unica critica che posso fare oggi a Bologna è che si è imborghesito il livello degli studenti, che possono permettersi affitti altissimi: oggi Bologna è una città che vive troppo bene, gli studenti sono troppo belli, sono gente che può permettersi di andare a fare il weekend a casa tutte le settimane e tornare il lunedì. In compenso mi sembra che si sia un po' appiattito il livello culturale della città, otto o nove anni fa la situazione era diversa. In compenso adesso Milano mi piace, è diventata europea....quando ci vado adesso ci sto veramente bene. Era la città che odiavo per le file, per il rapporto con la discografia, mesi e mesi passati a bussare alla ricerca di un contratto; oggi la vedo diversa, posso fare gli orari che voglio, me la godo di più, per cui mi manca.... però ormai Bologna è la città che ho scelto per la mia famiglia e per la mia vita. Forse, se non avessi fatto il musicista, sarei stato un figlio dei fiori: un nomade..... Il tuo bambino è arrivato come un fulmine a ciel sereno oppure ci avevi pensato a lungo? Io e Marianna abbiamo deciso di fare Paolo in un momento di grande amore. Credo che i figli vadano fatti non per caso né per gioco, ma in un momento in cui una persona si lascia andare completamente. Se pensi razionalmente all'idea di fare un figlio rimanderai sempre, perché le preoccupazioni saranno sempre maggiori delle gratificazioni. Un figlio è una parte di te che si stacca da te, è una cosa tua non tua, è un amore talmente differente che acquista un'importanza diversa da tutto il resto. Un figlio ad un certo punto prende la sua strada e se non sarai capace di essere un buon padre, sarai uno stronzo per tuo figlio. Ed essere uno stronzo per tuo figlio credo che sia la cosa peggiore che possa succedere.... Soprattutto perché la fase di contestazione nei confronti dei padri arriva comunque presto...e per tutti... Assolutamente...io ho conosciuto mio padre tardissimo, nel senso che sapevo chi era ma l'ho capito tardi perché prima tra noi era tutto un conflitto. E' normale che ci siano dei conflitti, addirittura generazionali: non posso pretendere che mio figlio faccia quello che gli dico io, ma posso almeno pretendere di potergli dire certe cose....a me interessa essere un padre non onnipresente ma presente. Un figlio apre un universo nuovo, completamente differente da quello che è la vita, non fa parte della zona 'amore' ma di un'altra zona, alla quale non so ancora dare un nome.... MI FAI STARE BENE è un titolo sereno e positivo: c'è qualcosa che la sera quando vai a dormire ti turba..? I pensieri negativi sono quelli che ho sempre avuto, e che non hanno a che fare con la musica...anche se una volta, quando andavo a letto, sognavo di fare questo mestiere perché me lo sentivo... Adesso a volte penso alle persone care che un giorno potrebbero venirmi a mancare, penso alla mia salute, quindi diciamo che le mie preoccupazioni sono cliniche...! Scherzi a parte, mi trovo a pensare a mio figlio e a sperare che lui possa svegliarsi ogni giorno sorridente e sereno, come capita a me, che mi sveglio ridendo... La paura di morire ogni tanto c'è, perché se ami davvero la vita un po' pensi che ti mancherebbe. Sono contro quelli che decidono di togliersi la vita e se ci fosse un ragazzo che minaccia di fare una cosa del genere, sarei il primo ad andare lì di corsa e parlarci per delle ore. Il problema è che la nostra società non insegna e non prepara i giovani alla vita.... A cosa ti riferisci? Ad esempio al problema delle droghe. Io sono sempre stato sfavorevole nei confronti della legalizzazione perché manca la cultura di base; lo so anch'io che se qualcuno si fa una canna non muore nessuno, penso che nessuno vada all'inferno, però io ci sono arrivato a trentaquattro anni. Uno di diciannove non so se ci arriva....invece di studiare latino e greco nell'era del computer, magari sarebbe il caso di far vedere come funziona davvero il mondo. L'inglese, il computer...il mondo è cambiato, il giovane deve capire che nella strada ci sono delle realtà che possono fare male. Un conto è insegnare che cos'è la droga, un altro è scoprirla in periferia.... poi quando uno lo sa sceglie, ma devi avere la possibilità di scegliere, non devi essere buttato in mezzo al niente, in mezzo alla noia e lì darti alla droga, pur di fare qualcosa. Oggi la cosa più importante che la scuola deve fare è insegnare cosa sono le droghe, cos'è l'AIDS, cosa vuol dire fare l'amore. Io non voglio fare il moralista, ho fatto la mia vita, i miei errori, ho tradito, ho peccato, non sono stato coerente: e comunque mi sarebbe piaciuto che ci fosse stato qualcuno a darmi delle indicazioni su come andavano fatte le cose. Io potenzialmente potevo diventare un tossicodipendente....se non ci fosse stata la musica. Abbiamo parlato di MI FAI STARE BENE come di un album molto solare, positivo, fatto di cose: c'è nel disco anche un aspetto in qualche modo spirituale? C'è un brano, "Il prato delle anime", nel quale parlo dell'errore e della possibilità di recuperare ad un errore che può essere quello di scegliere la vita materiale al posto di quella spirituale. Credo che una persona perda veramente l'anima quando la costringe a fare cose che poteva evitare di fare, quando la svende. Così il protagonista della canzone capisce di aver perso la propria anima quando la trova nel prato delle anime insieme ad altre anime perse, e la riconosce perché si comporta come lui vorrebbe fare oggi ma non può più. Nel finale però sono possibilista, perché credo che l'uomo possa sbagliare e recuperare la sua spiritualità....
(09 Giu 1998)
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