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Laura Smiraglia
La recente vittoria del concorso per musicisti emergenti “Axe for Music” di Pozzuoli le vale il passaporto per il MONZA ROCK FESTIVAL che lei, Laura Smiraglia, promettente rockeuse lombarda, affronta con la grinta, l’entusiasmo e la rabbia di chi, dopo tanta gavetta, vuole sfruttare al meglio la grande occasione che le viene data di far conoscere al popolo del rock, radunato per l’evento, la sua musica. Dal primo album “FUMO”, registrato a Hollywood, che vanta collaborazioni eccellenti, alla lunga gavetta nei locali, dal suo ricco background musicale al suo rapporto con il pubblico, Laura Smiraglia si racconta…
Vinci “Axe for Music”, concorso per musicisti emergenti di Pozzuoli, e apri il Monza Rock Festival… Una bella sfida e una grande emozione…
Indubbiamente una fantastica occasione! Soprattutto se si pensa che non ci sono grandissimi spazi per artisti indipendenti per farsi vedere, per far luce su un popolo di musicisti che si sbatte non poco per emergere… E vi assicuro che non c’è bruttissima roba in giro al di là di quella che discograficamente poi riesce ad uscire e si fa fatica… si fa molta fatica… Questo era un palco favoloso, fantastico, grande… e l’idea che senza compromessi, senza marchette, sono riuscita ad arrivare fin qui mi riempie di orgoglio… Porca miseria, sono davvero felice!
Tu hai una lunghissima esperienza in fatto di esibizioni live in giro per locali. Quindi sei abituata a un rapporto molto più diretto con il tuo pubblico. Cosa preferisci personalmente per la tua musica, questi grandi spazi o sentire il pubblico vicino?
Questa è una bellissima domanda! In realtà perché si trovi l’energia per fare questo genere di concerti bisogna masticare tanta, tanta musica… Non che io adesso voglia fare la grande artista che ha avuto un sacco di esperienze… Ho avuto quell’esperienza da sottobosco, quella che… non succede niente se ti si stacca un cavo durante la serata insomma, sai benissimo come tirare avanti, ed è tutta esperienza che poi ti serve su palchi del genere. Poi l’energia, chiaramente, esplode in tutt’altro modo. Qui hai la possibilità, tra l’altro, di confrontarti con un pubblico più ampio, più vario, ed è difficile… E’ difficile perché solamente con quattro brani, purtroppo, bisogna dare un’idea di quello che si è, di quanto si vale... E per me soprattutto è difficile perché la mia musica, il mio rock, è un rock che andrebbe un po’ ascoltato… non è proprio il rock che il vero metallaro apprezza al primo ascolto e non è il classico rock all’italiana… E’ il tipico “crossover”, ricco di inserti diversi, inserti di elettronica… che però in quest’occasione non sono venuti fuori perché abbiamo preferito un’impostazione un po’ più scarna, un po’ meno complicata, ma anche inserti di jazz… Insomma, una costruzione delle canzoni un po’ più aperta, un po’ più personale…
Stai promuovendo il tuo album “FUMO”, album che nasce a Hollywood e vanta collaborazioni eccellenti… da Matt Lang, batterista fra l’altro della Morrisette, a Steve Lukather, il mitico chitarrista dei Toto e Michael Jackson… Cos’ha significato per te esordire con questi “mostri sacri” del panorama musicale mondiale?
Parto subito col dire una cosa che è assolutamente vera: siamo tutte persone! Quando ero a Los Angeles a registrare ero talmente agitata all’idea di star lavorando al mio primo album che rimpiango di non esser riuscita a godermi l’esperienza al meglio, fino in fondo… Invece col senno di poi, ricordando anche le piccole gag…posso dire che lavorare con gente come Lukather è stata una cosa incredibile, pazzesca, anche sotto il profilo umano… Ricordo tanti piccoli episodi…, mi viene in mente ad esempio che durante le registrazioni bisognava ogni tanto alzare il volume della musica a palla e per chi non aveva niente alle orecchie ne risultava un suono infernale, acidissimo… Forse è stupido ma è un’immagine che mi è rimasta dentro… Al momento dire che sto facendo promozione per il disco non è esattamente vero… L’album è uscito l’anno scorso e …la vita deve andare avanti. Io porto in giro le canzoni, quando posso, quando ne ho l’occasione, la possibilità… Sono molto legata a questo disco che, ripeto, si chiama “FUMO” e per chi non ha ancora avuto modo di ascoltarlo, magari anche per poi spaccarlo da qualche parte… bé fatelo, per me è un lavoro interessante…
Cosa ti ha portato in America?
E’ molto semplice, sono arrivata a Los Angeles grazie a una collaborazione con il mio produttore che poi è anche il bassista del disco. Lui abita lì ed ha una sua etichetta . Ci siamo conosciuti a Milano. Io stavo cercando un produttore, avevo dei provini, gli ho fatto ascoltare delle mie cose ed’ stato “amore a prima vista”… Gli sono piaciuta e a me è piaciuto quello che faceva lui, il giro di musicisti che aveva intorno … E poi all’idea di andare a registrare il mio primo album a Los Angeles, di lavorare su sonorità completamente diverse da quelle italiane… ci ho messo subito la firma!
Realizzi un disco ad Hollywood, suoni con i più grandi musicisti d’oltre oceano e… scegli di cantare in italiano, perché?
Perché io l’inglese lo canto “un po’ strano”, diciamo così… non sono preparatissima. Ma ho qualche pezzo in inglese che spero di inserire nel mio prossimo album… Io sono un’ottimista!! No, scherzo, ci sto pensando seriamente… ho in mente di sperimentare tante cose nuove, ho voglia di fare cose belle… E’ chiaro che la mia padronanza dell’italiano è migliore e quindi è stato naturale per me iniziare da lì, anche perché per adesso mi andava di comunicare con gente del mio paese. Non è andata da subito troppo bene e non è detto che ampliando i miei orizzonti, aprendomi a mondi diversi, le cose non vadano meglio… Ma forse sto sognando troppo!
Il movimento rock femminile sembra aver ritrovato nuovo vigore. Oggi, qui a Monza, ne abbiamo alcune delle grandi rappresentanti, da Alanis Morissette a Skin degli Skunk Anansie fino alla nostra Carmen Consoli… A quale di questi artisti ti senti più vicina?
Guarda, ho ascoltato tanto di questi nuovi artisti… perché la musica, chi la fa come me, la ama davvero. Skin, (perché poi alla fine è lei, no?) per me è una maga del palco. Mi piace tantissimo come tiene il pubblico, come gestisce lo spettacolo… Io sono molto legata a questo tipo di artisti che non dimenticano che la musica nasce sul palco. Ho ascoltato tanto anche la Morissette e sono davvero troppo lusingata, troppo emozionata all’idea di poter condividere anche se solo per poco, anche se un po’ in sordina, il loro stesso palco… Sono davvero felice!
Il tuo background musicale è piuttosto complesso: rock, funk, soul, blues e poi jazz… Sei ancora alla ricerca di una sonorità che ti contraddistingua?
Sì, sono ancora alla ricerca… Considera che questo primo disco è stata la mia prima, vera esperienza nel mondo del rock. Io nasco come un’artista di funk e blues e sono arrivata al rock piuttosto tardi. Ho sempre diffidato di una musica che, erroneamente, ritenevo troppo semplice rispetto al jazz… Mi sbagliavo, perché l’energia che questa musica sprigiona ti ripaga di tutto…
(17 lug 2000)
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