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Un dvd e un cd (ma sono in commercio anche versioni in formato Blu-Ray e doppio vinile) ricapitolano la tumultuosa, rocambolesca e drammatica storia dei Deep Purple Mark III e IV: quelli del dopo "Machine head" e "Made in Japan", con David Coverdale, Glenn Hughes e Tommy Bolin a rimpiazzare Ian Gillan, Roger Glover e Ritchie Blackmore. Tipica saga da "rock'n'roll Babylonia" metà anni Settanta, che nel documentario di 80 minuti "Getting tighter" viene ricostruita minuziosamente attingendo a suggestive immagini d'archivio (compresi brevi frammenti live dei Trapeze e dei Purple Mark II) e alle testimonianze - senza sottotitoli, almeno nella copia promo in nostro possesso - di Jon Lord e di Hughes, candido e sincero nel raccontare la lunga battaglia personale contro la dipendenza dalla cocaina. Gli ingredienti classici, qui, ci sono tutti, e in dosi abbondanti: trionfi e tragedie (la morte di Bolin per overdose, quella del roadie Patsy Collins a Giacarta in circostanze tuttora misteriose), arresti e pistole, groupies e aerei privati, capelli extralong e pantaloni ultraaderenti, cameratismo e tensioni, tour esotici e festival nel fango, divertimento e nervi a fior di pelle (la famosa sequenza all'Ontario Motor Speedway dell'aprile 1974, Blackmore che assale una telecamera dell'ABC con la chitarra e il palco che prende fuoco per un effetto pirotecnico fuori controllo). "Come in un film di Fellini", sintetizza Hughes ricordando che è così che si suppone debba essere il rock'n'roll: una cosa pericolosa e poco gentile. I Purple come gli Zeppelin e gli Stones di quegli stessi anni, regnanti in un'atmosfera da Basso Impero mentre all'orizzonte sorge il movimento punk, ma ancora capaci di sprazzi di grande musica: "Burn", "Stormbringer" e "Come taste the band", i concerti autoindulgenti ma carichi di elettricità documentati nel cd e nei trenta minuti filmati il 15 dicembre del 1975 al Budokan di Tokyo. Sono i Purple hard blues con doppia voce solista, con Lord e Ian Paice a tenere il filo col passato e la chitarra di Bolin più funky, rotonda e sensuale di quella di Blackmore, alle prese con nuovi inni ("Burn") e vecchi classici ("Smoke on the water", "Highway star"). Ripresi alla fine dei loro giorni, in "una cartolina di quando tutto stava andandosene all'inferno".




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