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Dopo la pubblicazione della versione ‘enhanced’ di “Exile on Main St.” con tanto di extra album, esce per la regia di Stephen Kijak e pubblicato da Eagle Vision il rockumentary “Stones in Exile”, che del capolavoro del 1972 ricostruisce l’incredibile e inattesa genesi ed apre ai fans dei Rolling Stones un archivio di immagini, riprese e interviste davvero notevole.
In 60 minuti, corredati da più che altrettanti extra succulenti per i cultori, si condensa una leggenda ricostruita con le testimonianze di chi è entrato a Villa Nellcôte per seguire una band in fuga dall’erario britannico e si è ritrovato nell’improbabile laboratorio che in pochi mesi avrebbe originato quello che gran parte della critica, dei colleghi e dei fans ritiene sia stato il suo migliore album di sempre.
Tutto comincia con le session nel seminterrato della villa affittata da Keith Richards sulla Costa Azzurra: si succedono brani del gruppo in piena azione e improvvisazione ed interviste ai protagonisti, inclusa quella ad Anita Pallenberg (allora ‘Signora Richards’) che con grande disincanto parla della discesa del suo uomo di un tempo negli abissi dell’eroina insieme a lei – aspetto tutt’altro che collaterale, poiché influenzò lo stile (se così si può definire) di registrazione e realizzazione di “Exile”, prodotto spesso in sedute notturne incomplete e infestate di spacciatori e opportunisti vari.
Nulla, apparentemente, è stato tralasciato di quell’epopea, nemmeno la parte losangelena del disco, con tanto di escursione nel concetto e nelle idee del grande Robert Frank che si occupò degli scatti il cui collage andò a costituire la copertina dell’album – per non parlare del suo mai ufficialmente edito documentario “Cocksucker Blues”, di cui gli Stones hanno lasciato che fosse inclusa una porzioncina in questo DVD. Nemmeno la parte londinese, quella sorta di prequel che fu il lavoro pre-fuga a Stargroves, la residenza di Mick. E nemmeno una visita ufficiale agli Olympic Studios di Londra, dove un Mick e un Charlie contemporanei passeggiano e bofonchiano, fino a che si capisce cosa sta uscendo dalle labbra più famose del rock: “Sapere cosa facemmo in quel take o dove eravamo quando registrammo quella canzone è una noia del cazzo”. (quale modo migliore per stuzzicare un fan con la salivazione abbondante…?) E Keith, lui che ne pensa? Ipse dixit, proprio qui: “Mick ha bisogno di sapere cosa farà domani, mentre a me basta svegliarmi”.
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