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Pop
I Gorillaz sono sempre stati un gruppo “fantastico”: artisti celati dietro a divertenti e strambi personaggi animati. In realtà si conoscono benissimo i nomi di coloro che si nascondono dietro a questo progetto, ma è bello rispettare questa forma di fantasia con cui i musicisti (Damon Albarn dei Blur in testa) hanno deciso di farsi rappresentare.
Nell’aprile del 2005, però, per cinque serate i Gorillaz si sono trasformati in una band in carne e ossa. La formazione inglese ha infatti tenuto una serie di concerti all’Opera House di Manchester per presentare dal vivo il secondo lavoro “Demon days”. Una band in carne e ossa, si diceva, ma fino ad un certo punto. I Gorillaz si presentano infatti come delle ombre nere, delle silhouette mascherate da un gioco di luci e circondati da due sezioni d'archi, un coro gospel, una squadra di ragazzini delle scuole di Manchester e vari e prestigiosi ospiti d'onore che si avvicendano sul palco o in video.
Dopo un’introduzione con estratti dalle colonne sonore di “Dark earth” e “Dawn of the dead”, il concerto prende piede con “Last living soul” e continua con “Kids with guns” (che vede come ospite la splendida voce di Neneh Cherry), “O Green World”, “Dirty Harry” (con Bootie Brown), il singolo “Feel Good Inc.” rappato con i mitici De La Soul, “El manana”, “Every planet we reach is dead” (con la fugace partecipazione del leggendario Ike Turner al piano ), “November has come” (con il contributo audio-video di MF Doom), “All alone” (con Roots Manuva e Martina Topley Bird), “White light”, “Dare” (con l’ex Happy Mondays Shaun Ryder), “Fire coming out of the monkey’s head” (con un reading dell’attore Dennis Hopper), “Don’t get lost in heaven” e “Demon days”. Il penultimo brano è uno dei momenti più toccanti del live: si tratta di “Hong Kong”, canzone presente sulla compilation benefica “Help! A Day in the life” nella quale Damon Albarn compare in carne e ossa sul palco, accompagnato da un’eterea cetra cinese suonata dalla bravissima Zeng Zhen: davvero da pelle d’oca. Chiude lo spettacolo “Latin Simone”, episodio accompagnato da un contributo video di Ibrahim Ferrer, icona della musica cubana scomparso qualche tempo prima dello show.
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