Ryland Peter Cooder nasce il 15 marzo del 1947 a Los Angeles. Talento indiscusso e versatile della scena roots-rock (e non solo), chitarrista sopraffino, esploratore curioso delle musiche del mondo, Cooder inizia a suonare professionalmente all’età di 17 anni. Dopo una collaborazione con Taj Mahal (con cui forma i Rising Sons) e una breve militanza nella Magic Band di Captain Beefheart (il disco è SAFE AS MILK), il musicista si fa notare per una serie assai apprezzata di session di studio che includono la partecipazione all’album dei Rolling Stones LET IT BLEED e collaborazioni con artisti del calibro di Eric Clapton, Randy Newman, Gordon Lightfoot, John Lee Hooker e Little Feat. Nel 1970 Cooder pubblica un ottimo album di debutto seguito dall’ancor migliore INTO THE PURPLE VALLEY. Il desolato BOOMER'S STORY (che rievoca le musiche della Grande Depressione americana) completa la prima trilogia dedicata alla musica americana delle “radici”, mentre è del 1974 il primo capolavoro, PARADISE AND LUNCH. Seguono altri eccellenti lavori come JAZZ, CHICKEN SKIN MUSIC (dedicato alla musica tex mex), BOP TILL YOU DROP (il primo disco rock inciso in digitale), ma anche colonne sonore come THE LONG RIDERS (1980), STREETS OF FIRE (1984), ALAMO BAY (1985), CROSSROADS (1986) e il celebrato PARIS, TEXAS (1985) per l’omonima pellicola diretta da Wim Wenders. GET RHYTHM, del 1987, è a tutt’oggi il suo ultimo album da “solista” rock, mentre è del 1992 l’estemporanea avventura dei Little Village, supergruppo costituito insieme a Nick Lowe, Jim Keltner e John Hiatt. Dopo una splendida collaborazione con il chitarrista del Mali Ali Farka Toure per l’album TALKING TIMBUKTU (che vince un premio Grammy) arriva inatteso, nel ’97, il grande successo internazionale del Buena Vista Social Club, celebrazione (a dispetto dell’embargo USA) della musica leggera cubana tra gli anni ’50 e ’60, che – grazie a Cooder e all’omonimo documentario girato ancora da Wenders – regala popolarità mondiale a musicisti come Compay Segundo e Ibrahim Ferrer. Del gruppo fa parte anche il chitarrista Manuel Galbán, già con i Los Zafiros, che con Cooder pubblica nel 2003 un album di mambo e chitarre elettriche, MAMBO SINUENDO. Il progetto successivo, costato tre anni di lavoro e di ricerche e un notevole impegno finanziario personale, riporta il chitarrista a Los Angeles e a riesumare una storia vera degli anni ’50: quella del quartiere chicano di Chávez Ravine sfollato e spianato dai bulldozer per far posto al nuovo stadio di baseball dei Brooklyn Dodgers. Al vivacissimo affresco musicale tra tex mex, mambo, rumba, exotica e r&b (utilizzato come colonna sonora per un documentario televisivo sul medesimo argomento) contribuiscono alcuni dei più importanti musicisti “chicanos” dagli anni ’40 ad oggi: Lalo Guerrero, Don Tosti (entrambi scomparsi nel frattempo), Flaco Jimenez, le sorelle Arvizu, Little Willie G dei Thee Midniters e David Hidalgo dei Los Lobos, con l’aggiunta del pianista jazz Jackie Terrasson. Altri grandi musicisti (tra cui il trombettista Jon Hassell, il pianista e arrangiatore Van Dyke Parks, il leader dei Chieftains Paddy Moloney e i fratelli Mike e Pete Seeger, icona del folk di protesta recentemente omaggiato anche da Springsteen) partecipano alla realizzazione di MY NAME IS BUDDY, disco/fiaba sonora ispirato alle peregrinazioni di un gatto vagabondo sullo sfondo della Grande Depressione degli anni Trenta che riporta Cooder sulle strade del folk americano per parlare di lotte sindacali, povertà e ingiustizia sociale, temi oggi come allora al centro del dibattito politico e del conflitto sociale. Nel 2008 I, FLATHEAD completa la trilogia dedicata alla California del tempo che fu: opera multimediale, con la musica che si accompagna (nell’edizione limitata del cd) a una novella semi fantascientifica e “falsamente autobiografica” di 97 pagine ispirata alle vite degli operai californiani anni Cinquanta (“le teste piatte” del titolo) che cercano nelle corse in dragster sui laghi salati, nelle avventure sessuali e nella country music una via di fuga dall’amara realtà. Dopo una collaborazione con il gruppo irlandese dei Chieftains per il “concept storico” “San Patricio”, il musicista californiano dà alle stampe nel 2011 il suo disco più politico e polemico di sempre: PULL UP SOME DUST AND SIT DOWN viaggia sui binari familiari del folk, del blues, del gospel, del rock elettrico e della musica del border messicano per parlare della Nuova Grande Depressione, scagliandosi contro l’avidità dei banchieri, la stupidità della guerra, la corruzione politica e le nuove leggi anti-immigrazione adottate in Arizona (nel brano “Quick sand”, reso disponibile in anteprima a scopo benefico su iTunes).

Discografia Essenziale


(01 set 2011)

Rockol - La musica online: news, concerti, artisti, classifiche, vendita biglietti cd dvd musicali