Anima musicale e motore propulsivo degli Who, artista poliedrico ed instancabile che ha innovato i moduli della chitarra ritmica e “inventato” l’opera rock avventurandosi tra i primi sul terreno delle commistioni multimediali tra musica, teatro e cinema, il londinese Pete Townshend (1949) muove i primi passi da solista sulla spinta della conversione agli insegnamenti del guru indiano Meher Baba. E’ il 1972, proprio nel bel mezzo del periodo di massima “grandeur”degli Who, tra “Tommy” e “Quadrophenia”: nulla di più distante dai contenuti mistici ed intimisti di WHO CAME FIRST, prima opera in proprio che rielabora, in versione spartana ed acustica, scampoli dell’abortito progetto LIFEHOUSE, e che il chitarrista pubblica quasi controvoglia dopo che i primi due album devozionali dedicati al Baba e pubblicati in tiratura limitata sono andati a ruba tra i fan.
Passano cinque anni prima che Townshend si prenda una nuova pausa dalla sua vita di rockstar per licenziare ROUGH MIX, progetto volutamente giocato in tono minore e che lo vede condividere i crediti con un altro musicista rock in cerca di nutrimento spirituale, il chitarrista dei Faces Ronnie Lane. Ma è con EMPTY GLASS, nel 1980, che la carriera solista di Townshend ha effettivamente inizio, in parallelo al dissolvimento progressivo degli Who. Il disco, in cui l’autore di “My generation” affronta con franchezza e slancio poetico i fantasmi che ne tormentano in quel tempo l’esistenza (la morte di Keith Moon, l’alcolismo, il rapporto conflittuale con la moglie) è un trionfo artistico ed un successo commerciale che trascina Pete nelle classifiche di vendita americane con il singolo “Let my love open the door”. Con WHITE CITY (1985), Townshend ha modo di recuperare uno dei suoi moduli compositivi preferiti, il “concept album” in cui le canzoni si intrecciano su un canovaccio comune, e torna a calcare i palchi in grande stile in compagnia dei Deep End, spettacolare big band a cui si aggrega anche Dave Gilmour dei Pink Floyd. L’inclinazione per il rock “teatrale” si dipana ulteriormente con i progetti successivi, THE IRON MAN e PSYCHODERELICT, racconto a tinte autobiografiche su splendori e miserie (soprattutto) di una rock star che il musicista porta anche in concerto. Gli anni più recenti vedono Townhsend dividere il suo tempo tra sporadiche esibizioni dal vivo e, soprattutto, la sistemazione del suo archivio storico: il progetto più ambizioso riguarda il recupero della rock opera LIFEHOUSE, che l’autore pubblica in versione integrale nel febbraio del 2000 sotto forma di box di 6 CD, aggiungendo alle registrazioni originali nuove composizioni.
Nel 2001 seguono una serie di dischi dal vivo, come LIVE: LA JOLLA 22/06/01; LIVE: LA JOLLA 23/06/01 e LIVE: SADLER’S WELLS 2000.
Nel 2006 torna con gli Who per un nuovo album ENDLESS FIRE, mentre l’anno successivo produce un’opera rock intitolata “The boy who heard music”.
Discografia Essenziale
- WHO CAME FIRST1972Track
- ROUGH MIX (CON RONNIE LANE)1977Polydor
- EMPTY GLASS1980Atlantic
- ALL THE BEST COWBOYS HAVE CHINESE EYES1982Atlantic
- SCOOP1983Atlantic
- WHITE CITY: A NOVEL1985Atco
- PETE TOWNSHEND’S DEEP END LIVE!1986Atco
- ANOTHER SCOOP1987Atlantic
- THE IRON MAN1989Atlantic
- PSYCHODERELICT1993Atlantic
- COOLWALKINGSMOOTHTALKINGSTRAIGHTSMOKINGFIRESTOKING – THE BEST OF PETE TOWNSHEND1996Atlantic
- PETE TOWNSHEND LIVE: A BENEFIT FOR MARYVILLE ACADEMY1999Platinum Entertainment
- THE LIFEHOUSE CHRONICLES2000Eel Pie
- LIFEHOUSE ELEMENTS2000Eel Pie
- LIVE: THE FILLMORE 19962000Eel Pie
- LIVE: THE EMPIRE 19982000Eel Pie
- LIVE: SADLER’S WELLS 20002000Eel Pie
- JAI BABA2001Eel Pie
- O’ PARVARDIGAR2001Eel Pie
- THE OCEANIC CONCERTS (CON RAPHAEL RUDD)2001Rhino
- SCOOP 32001Eel Pie
- LIVE: LA JOLLA PLAYHOUSE, 22nd JUNE 20012001Eel Pie
- LIVE: LA JOLLA PLAYHOUSE, 23rd JUNE 20012001Eel Pie
- THE OCEANIC CONCERTS2001Eel Pie
(22 gen 2009)













