Inconfondibile a cominciare dal timbro profondo e baritonale della voce, capace di attraversare stagioni, mode e stili musicali restando sempre fedele a se stesso , Johnny Cash (1932-2003) è una delle figure più importanti di sempre nell’ambito della musica popolare americana. Nato in Arkansas da una famiglia numerosa di agricoltori (e con sangue cherokee nelle vene), inizia a scrivere canzoni dopo avere imparato a suonare la chitarra da autodidatta. Il primo contratto lo ottiene nel 1954 con la leggendaria Sun Records di Memphis: accompagnato dai Tennessee Two (poi Tennessee Three, con il batterista W.S. Holland a fianco del chitarrista Luther Perkins e del contrabbassista Marshall Grant) incide singoli per l’epoca rivoluzionari come “Hey porter”, “Folsom prison blues”, “Get rhythm” e “I walk the line” che gli procurano subito notevole popolarità imponendo uno stile originale e ritmato, a metà tra country e rockabilly. Sempre vestito di scuro, tanto da guadagnarsi il soprannome di “Man in Black”, alla Sun ha modo di incrociare le altre stelle emergenti della scuderia, Elvis Presley, Carl Perkins e Jerry Lee Lewis, con cui nel ’56 collabora al fugace progetto del “Million Dollar Quartet”. In seguito ad alcuni contrasti sorti con il titolare dell’etichetta, Sam Phillips, a fine anni ’50 passa alla Columbia, inaugurando il contratto con l’eccellente THE FABULOUS JOHNNY CASH. Negli anni successivi, a partire da HYMNS BY JOHNNY CASH, pubblica una serie di album tematici dedicati ai vari filoni della musica tradizionale americana, il gospel e la musica folk, l’epopea western e le “road song” legate allo sviluppo dei trasporti ferroviari. I ’60 sono per lui anni di grande successo ma anche di sofferte vicissitudini personali, legate al fallimento del suo primo matrimonio e alla dipendenza dalle droghe che gli crea anche guai con la giustizia. Sensibile ai problemi dei detenuti, nel 1968 incide proprio in un carcere di massima sicurezza il suo disco più famoso, JOHNNY CASH AT FOLSOM PRISON, doppiato nel ‘69 da JOHNNY CASH AT SAN QUENTIN ; dello stesso anno è la sua partecipazione a NASHVILLE SKYLINE, l’ “album country” di Bob Dylan. Le amorevoli cure della seconda moglie June Carter Cash, discendente della gloriosa dinastia musicale americana della Carter Family nonché collaboratrice artistica di Cash in concerto e poi in studio, lo riportano sulla retta via, ma i dischi dei primi anni ’70 (tra cui i “concept” patriottici AMERICA e RAGGED OLD FLAG) raccontano di un lento ma inesorabile declino artistico, spezzato ogni tanto da intuizioni felici come JOHNNY 99, album del 1983 in cui interpreta due cover dal “Nebraska” di Bruce Springsteen. Del 1985 è la pubblicazione di un album, HIGHWAYMAN, inciso insieme a Waylon Jennings, Willie Nelson e Kris Kristofferson (ne seguiranno altri due), mentre l’anno successivo va in scena una reunion del Million Dollar Quartet con Roy Orbison al posto dello scomparso Elvis. Chiuso il lungo sodalizio con la Columbia, Cash firma con la Mercury; per la sua piena rinascita artistica tuttavia bisogna attendere il 1994, quando il produttore rock Rick Rubin, con geniale intuizione, lo convince a registrare per sola voce e chitarra un repertorio di canzoni popolari tradizionali e moderne in parte autografe, in parte firmate da artisti come Leonard Cohen, Tom Waits, Danzig, Nick Lowe e Kristofferson: nasce così la straordinaria tetralogia delle “American recordings”, che da lì al 2002 vanno a comporre il suo testamento musical-spirituale imponendolo all’attenzione del pubblico “giovane” e fruttandogli numerosi Grammy Awards (negli album successivi trovano posto canzoni di U2, Neil Diamond, Eagles, Simon & Garfunkel, Tom Petty, Nick Cave, Depeche Mode, Nine Inch Nails). Il 12 settembre del 2003, preceduto di pochi mesi dalla moglie June, Cash muore a seguito di una lunga malattia: dopo la pubblicazione del box inedito di 5 cd UNHEARTHED, la storia della coppia viene celebrata dal film “Walk the line” di James Mangold (“Quando l’amore brucia l’anima” nell’edizione italiana), che nel 2005 frutta a Reese Witherspoon l’Oscar come miglior attrice. Nel 2006 dagli archivi privati del musicista salta fuori PERSONAL FILE, 49 incisioni “domestiche” per voce e chitarra incise principalmente nel luglio del 1973 in una formula che anticipa di vent’anni quella delle “American recordings”.Questa serie, all'inizio dell'estate dello stesso anno si conclude con AMERICAN V: A HUNDRED HIGWAYS, contenente le ultime incisioni prima della scomparsa. Dalle stesse sessioni arrivano le canzoni di AMERICAN VI: AIN'T NO GRAVE, pubblicato nel 2010.
Discografia Essenziale
- THE FABULOUS JOHNNY CASH1958Columbia
- HYMNS BY JOHNNY CASH1959Columbia
- SONGS OF OUR SOIL1959Columbia
- RIDE THIS TRAIN1960Columbia
- ORANGE BLOSSOM SPECIAL1965Columbia
- JOHNNY CASH SINGS THE BALLADS OF THE TRUE WEST1965Columbia
- CARRYIN’ ON1967Columbia
- JOHNNY CASH AT FOLSOM PRISON1968Columbia
- JOHNNY CASH AT SAN QUENTIN1969Columbia
- AMERICA1972Columbia
- RAGGED OLD FLAG1974Columbia
- SILVER1979Columbia
- THE SURVIVORS1982Columbia
- JOHNNY 991983Columbia
- HIGHWAYMAN1985Columbia
- CLASS OF ’551986America
- HEROES1986Columbia
- JOHNNY CASH IS COMING TO TOWN1986Mercury
- CLASSIC CASH1988Mercury
- WATER FROM THE WELLS OF HOME1988Mercury
- HIGHWAYMAN 21990Columbia
- THE MAN IN BLACK 1954-19581990Bear Family
- THE MYSTERY OF LIFE1991Mercury
- COUNTRY CHRISTMAS1991Laserlight
- AMERICAN RECORDINGS1994American
- THE ROAD GOES ON FOREVER1995Liberty
- UNCHAINED1996American
- VH1 STORYTELLERS1998American
- AMERICAN III: SOLITARY MAN2000American
- AMERICAN IV: THE MAN COMES AROUND2002American
- UNEARTHED2003American
- PERSONAL FILE2006Columbia/Legacy
- AMERICAN V: A HUNDRED HIGWAYS2006American
- AMERICAN VI: AIN'T NO GRAVE2010American
(01 gen 2010)













